martedì, agosto 22, 2006

Medio Oriente

Leggete questo pezzo di Le Monde di oggi

“Parallèlement, l'idée d'une relance de négociations avec la Syrie, comme seul
moyen réaliste de mettre fin à la menace du Hezbollah à la frontière nord du
pays, est de plus en plus émise. Le parti islamiste chiite libanais "est
politiquement lié à l'Iran, et militairement alimenté par lui via la Syrie. Or
l'alliance Téhéran-Damas n'est qu'un mariage d'intérêts entre deux régimes au
ban de la communauté internationale. L'intérêt d'Israël n'est pas de renforcer
cette alliance, mais de l'affaiblir", explique le général Uri Saguy, ancien chef
des renseignements militaires

Cette politique, déclarent ses
partisans, et non le recours à la seule option militaire, est à terme l'unique
moyen de priver le Hezbollah de son fournisseur en armements. Elle semble avoir
trouvé quelque écho au sein du gouvernement.
M. Péretz y a fait référence la
semaine dernière. Et le quotidien Haaretz annonçait, dimanche, que le général
Saguy, de même qu'Itamar Rabinowitch, avaient été convoqués par Yaakov Dayan,
ancien conseiller politique au ministère des affaires étrangères à Jérusalem,
pour "discuter" du dossier syrien.MM. Rabinowitch et Saguy ont été les deux
derniers négociateurs en chef israéliens avec Damas, sous les gouvernements
d'Ytzhak Rabin (1993-1995) et d'Ehoud Barak (1998-2000). M. Dayan, lui, a été
nommé par la ministre des affaires étrangères, Tzipi Livni, coordinateur d'un
"projet spécial" visant à étudier la possibilité de rouvrir une discussion avec
Damas.
Mme Livni a fait savoir que cette mission était "exploratoire" et ne
signifiait en rien son adhésion à la relance de tels pourparlers. Le général
Saguy lui a publiquement répondu, dimanche soir, à la radio, avec un soupçon
d'ironie. "Réfléchir est toujours utile", a-t-il dit. Cependant Israël n'a pas
besoin d'une diplomatie "de communication", mais d'engager de réels pourparlers
initiaux qui, eux, ne peuvent se mener que dans le plus grand secret, sans
effets déclamatoires.
La position d'Ehoud Olmert est qu'Israël ne doit
aucunement modifier sa relation avec Damas tant que Washington maintient la
Syrie sur la liste des "Etats soutenant le terrorisme”

Come si può notare, è dal 2000 che Israele non ha più trattato con la Siria, è cominciata la seconda Intifada, c’è stato Sharon ecc. Ma appunto nel 2000 è salito in America Bush, hanno cominciato a dettare legge i neo cons, hanno preso piede la politica della guerra contro i cosiddetti Stati-canaglia e la guerra per l’imposizione dei diritti umani borghesi ecc. Tutto ciò è culminato nella guerra in Iraq, il massacro sistematico dei palestinesi, nella guerra in Libano e continua con le sempre ricorrenti minacce di bombardare l’Iran e la Siria e le pressioni in Israele per un secondo round nel Libano stesso. Quindi la politica guerrafondaia e aggressiva di Israele va vista in questo contesto al cui “capo” sta l’amministrazione Bush che è la rogna alle origini di tutto. Non che questa politica aggressiva dei diritti umani delle guerre umanitarie e degli attacchi agli stati-canaglia non ci fosse già prima (ricordiamo al guerra nei Balcani dell’amministrazione Clinton e la lista degli stati-canaglia già ai tempi suoi). Però con Bush si è affermata, come tendenza dominante e caratterizzante, la creazione dell’ordine mondiale fondato esclusivamente sulla guerra e Israele ne è diventata la figura emblematica. Anche mettendosi dal loro punto di vista, questa gente ignora che la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, come diceva quello, e pensa invece che la guerra sia il mezzo per imporre le loro verità presunte assolute. Non c’è altre via che trattare e riconoscere che il modo arabo è complesso, articolato, che la fattispecie “terrorismo” e la categoria “paesi arabi moderati” sono fumosità generiche per imporre un ordine mondiale niente affatto multipolare ma occidentalocentrico e dietro cui si nascondono solo interessi imperialistici (si pensi solo a tutta la questione del controllo delle risorse e in particolare l’acqua che sarà un punto centrale dei conflitti del XXI secolo) Comunque almeno con l’andamento della guerra in Iraq e in Libano si vede come questa impostazione del Grande Medio Oriente preconizzata dall’America e da Israele stia mostrando la corda.

1 commento:

lunanera ha detto...

A Washington la più grande protesta contro l'attacco degli Stati Uniti e di Israele al Libano ed alla Palestina
30.000 dimostranti riempiono le strade attorno la Casa Bianca
A.N.S.W.E.R. Coalition
Fonte: http://answer.pephost.org/site/PageServer?pagename=ANS_homepage - 13 agosto 2006
8 settembre 2006
Washington, DC


Oggi [12 agosto, n.d.t.], oltre 30.000 persone hanno riempito le strade attorno alla Casa Bianca per manifestare in segno di protesta intonando lo slogan "Fermiamo la guerra degli Stati Uniti e di Israele contro il Libano e la Palestina."

Il New York Times ha oggi riferito che alla dimostrazione ha partecipato "una folla variegata di persone tra cui molti Americani di origine araba e musulmani, studenti di college e famiglie, e anche veterani che avevano preso parte a precedenti manifestazioni contro la guerra in Iraq." Il New York Times scrive anche che "migliaia di persone si sono riunite vicino alla Casa Bianca sabato per protestare contro quella che definiscono l'aggressione israeliana ai danni del Libano e contro il risoluto appoggio degli Stati Uniti ad Israele ... Durante la protesta di sabato, i sentimenti prevalenti hanno trovato espressione nei cartelli mostrati dai dimostranti: 'L'occupazione è un crimine - Iraq, Libano, Palestina.' 'Basta con il terrorismo israeliano.' 'Non c'è pace senza giustizia.''
Questa è stata la più grande manfestazione negli Stati Uniti dall'inizio della campagna di bombardamenti israeliana contro il Libano e Gaza iniziata a metà luglio.
La manifestazione è stata organizzata dalla coalizione A.N.S.W.E.R. [acronimo che sta per 'Act Now to Stop War and End Racism', e le cui iniziali lette insieme significano 'R.I.S.P.O.S.T.A.', n.d.t.], dalla Muslim American Society Freedom Foundation e dal National Council of Arab Americans. Più di 150 pullman hanno trasportato i partecipanti dal Michigan, dall'Illinois, dallo stato di New York, dal Maryland, dalla Florida, dalla Virginia, dal Massachussets, dal New Jersey e da altri 25 stati.
A San Francisco 10.000 persone hanno marciato prendendo parte ad una delle numerose altre azioni del 12 agosto organizzate in coincidenza con la Marcia di Washington. A Los Angeles 5.000 persone hanno preso parte ad una manifestazione. Ci sono state anche altre manifestazioni di portata minore che hanno coinvolto circa 600 persone a Seattle e 300 persone ad Orlando, Florida.


Il 12 agosto, giornata di azione mondiale


Durnate la giornata del 12 agosto contemporaneamente più manifestazioni di protesta si sono coordinate in tutto il mondo. Manifestazioni per le strade si sono tenute a Mombasa e Nairobi, in Kenya; a Toronto, Montreal e Vancouver, in Canada; a San Francisco; a Madrid, in Spagna; in Paraguay; a Damasco, in Siria; a Santiago, in Cile; a Mumbai, in India; ad Istanbul, in Turchia; a Mogadishu, in Somalia; a Dhaka, in Bangladesh; a Karachi, in Pakistan; a Jakarta, in Indonesia; a Sydney, in Australia; a Nablus, in Palestina; a San Paolo, in Brasile; ed in molti altri luoghi.
Gli oratori della manifestazione svoltasi a Washington D.C. includevano l'ex-ministro della Giustizia Ramsey Clark; Mahdi Bray, il direttore esecutivo della Muslim American Society Freedom Foundation; Mara Verheyden-Hilliard, avvocato e co-fondatore della Partnership for Civil Justice; Brian Becker il coordinatore nazionale della coalizione A.N.S.W.E.R.; Dr. Mounzer Sleiman del National Council of Arab Americans; Osama Siblani editore presso l'Arab American News; Peta Lindsay, studentessa della Howard University e coordinatrice degli studenti e dei giovani di ANSWER; e Dr. Clovis Maksoud ex-ambasciatore della Lega Araba presso le Nazioni Unite, l'Arab-American Anti Discrimination Committee (ADC), ed altri ancora.


I crimini contro il Libano e la Palestina continuano


La guerra condotta da Israele e dagli Stati Uniti contro il Libano e la Palestina ha indotto sofferenze inaudite alla popolazione ma ha anche provocato un'ampia resistenza. L'amministrazione Bush ed il governo israeliano credevano che questa campagna di massicci bombardamenti avrebbero costretto l'intero Libano a cadere sotto la sfera d'influenza statunitense, ma è successo proprio il contrario. La stessa illusione si è ritorta contro di loro anche in Iraq.
L'irrefrenabile potere militare ha inflitto sofferenze inimmaginabili alle persone ma non è riuscito a raggiungere l'obiettivo politico di trasformare un'intera regione ricca di petrolio in una colonia virtuale. Il tentativo di realizzare questa "nuova" forma di colonialismo con la forza bruta ha generato e continuerà a generare la resistenza dei libanesi, dei palestinesi, degli iracheni, dei siriani e degli iraniani e di tutti i popoli dell'area.


Le manifestazioni del 12 agosto hanno rappresentato un importante passo nella creazione di un movimento anti-guerra negli Stati Uniti che abbracci la giusta causa di quei popoli del Medio Oriente che stanno reagendo contro la dominazione di questo nuovo potere imperialista. Invece di aizzare la popolazione degli Stati Uniti contro la popolazione araba, il nostro messaggio diffonde un sentimento di solidarietà.
La gente degli Stati Uniti deve lottare per il lavoro, la giustizia, l'istruzione, e contrastare il razzismo in patria anziché lasciarsi trascinare dai guerrafondai di Washington D.C. La loro campagna nazionalistica contro coloro che nel Medio Oriente stanno cercando di determinare liberamente il proprio destino non è altro che una propaganda programmata dall'amministrazione Bush e da tutti quei Repubblicani e Democratici che sostengono il programma di guerra perenne. Non è la popolazione degli Stati Uniti, ma sono le grandi corporations multinazionali e le banche, ed in particolare i grandi monopoli petroliferi i veri beneficiari del programma di Bush.




Note:

Il testo originale in inglese si trova al link:
http://answer.pephost.org/site/News2?abbr=ANS_&page=NewsArticle&id=7973&news_iv_ctrl=1621

La foto è disponibile con licenza creative commons sul sito http://www.flickr.com/photos/lablueeyes/ ed è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citandone la fonte.


Traduzione a cura di Cristina Pezzolesi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la
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