giovedì, novembre 02, 2006

Come sa di sal...la montagna nostra

http://www.larassegnadischia.it/Rassegna%202005/rass3-05/napolisogna.htm
Fioccano di nuovo attraverso i media, i luoghi comuni su Napoli.
Secondo una consolidata fisiologia, la camorra produce morti.
Secondo una consolidata fisiologia di riflesso i media producono cazzate.
Secondo una consolidata patologia di ultrariflesso la politica produce tamponi.
Ora è facile prendersela con Bassolino.Ma la fine del ciclo politico di Bassolino si incrocia con il problema della camorra solo per motivi propagandistici. Altro non v'è.
Se andiamo alle statistiche, negli anni 1979-1984 si sono avuti 769 morti per camorra, negli anni 1986-1991 1075 morti, negli anni 1994-1999 763 morti, negli anni 2000-2005 576 morti
(la mia fonte sono poche righe dell'ormai famoso libro di Saviano)http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?feature=cover&isbn=8804554509
Un bassoliniano potrebbe dire che con la gestione Bassolino la situazione sia migliorata.Ma il punto è che Bassolino c'entra poco, nel bene come nel male...Qui si tratta di una storia antica...ma vale la pena fare alcune osservazioni:
1) Quando non ci sono morti, secondo voi va tutto bene ? La camorra in questi casi non c'è ?
2) Un intervento dello Stato che sia in profondità dovrà occupare decenni e dovrà essere oggetto di una sorta di costituente, con una strategia condivisa da tutte le forze politiche, e con un impegno di risorse economiche e finanziarie che dovranno essere rastrellate in qualche modo. E sulla disponibilità a concorrere economicamente si dovrà misurare la nostra indignazione...(non pugnette, direbbe qualcuno...)
3) Il problema va affrontato così, perchè la camorra come tutte le organizzazioni criminali a base territoriale, ha una sua profonda ragione, legata al rapporto all'interno degli stessi Stati-nazione tra zone a differente livello di sviluppo economico. E questo è un problema che ha la Russia, ha l'Italia, ha il Sudamerica, e forse presto avrà la Gran Bretagna, se le zone come la Scozia rimarranno sempre indietro rispetto alle altre.
4) La politica liberistica, con i tagli alla spesa pubblica (è inutile girarci intorno), aggraverà la situazione, perchè bisogna investire nella scuola, nell'assistenza, nella pubblica amministrazione.E noi DOBBIAMO ESSERE BEN DISPOSTI VERSO LE IMPOSTE E ATTENTI A COME I SOLDI VENGANO SPESI, sempre che vogliamo avere un punto di vista "pubblico" sulla realtà (e come blogger inevitabilmente abbiamo questa pretesa, nonostante gli attestati di modestia e di minimalismo personale).
5) A mio parere uno dei primi interventi (e qui la condivisione generale so che scricchiolerebbe alquanto) non è l'esercito, ma la legalizzazione di tutte le droghe (pesanti e leggere): lo Stato deve produrre un sacco di roba e far crollare i prezzi. Lo Stato deve porsi il problema di far crollare il mercato. Solo così si darebbe un duro colpo a queste organizzazioni. Altro che esercito, altro che tolleranza zero. Ma come, uno Stato che vende droga ?Sì. E sarebbe un bene etico, come quando lo Stato all'interno del proprio territorio si è assicurato il monopolio della violenza. In Italia questo monopolio non ce l'ha. E per assicurarselo deve garantirsi il monopolio di tutta la produzione che in Italia è fuori legge, ma che ha mercato.Altrimenti non si cava un ragno dal buco.

Italo

1 commento:

peones ha detto...

Uno degli snodi problematici colti da Italo nel suo intervento è il nesso tra politiche liberistiche ed aumento della criminalità. Nesso che prefersico declinare in termini strutturali come rapporto tra crisi del modello fordista del lavoro di massa - postfordismo - criminalità comune ed organizzata.
In altri termini, la recrudescenza dei fenomeni delinquenziali, dalle banlieus di Parigi alle favelas brasialiane, passando per le periferie di Milano e quelle di Napoli, è strettamente correllata all'aumento della disoccupazione e della precarietà, in cui si riconoscono le stigmate di fondo del postfordismo. In realtà la criminalità organizzata e l'imperversare di comportamenti considerati devianti sono strettamente collegati al sistema capitalistico. Basti ricordare che in Italia tra la fine dell''800 e l'inizio del '900, il decollo industriale del nostro paese è stato accompagnato dall'esplodere di fenomeni delinquenziali, che animarono una vasto ed animato dibattito sulle loro cause.
Il rapporto tra capitalismo - crisi - criminalità organizzata, soprattutto nell'attuale fase in cui, come ha ben mostrato Revelli, lo svluppo del capitale distrugge la socialità, non dovrebbe indurci a formulare una proposta critica comunista, piuttosto che limitarci a diferdere uno Stato sociale entro l'orizzonte di compatibilità con il sistema capitalistico? E' in questa direzione che si muove la tua proposta provocatoria di un monopolio di Stato sulla droga? Le centinaia se non migliaia di "lavoratori" nel settore criminale rimarrebbero spiazzati per fare cosa? Si costituirebbero come soggettività antagonistiche interessate al cambiamento, o esploderebbero in violenze fini a se stesse? Una prospettiva comunista richiede di inasprire le contraddizioni attraverso un soggetto costituitosi in organizzazione. Forse è proprio questo il punto: i comunisti non hanno più un'organizzazione politica degna di questo nome. Le contraddizioni del sistema si inaspriscono ed alimentano rivole, criminalità, anatagonismi etnico-religiosi etc. Tendenze che sebbene alimentano dalla contraddizioni del capitalismo asumone forme ben lontane dal conflitto di classe teso all'edificazione di una società comunista.
Tu Italo cosa ne pensi?